Pollastrini, un esempio da imitare
Il presidente della Pro Settimo difende la serietà di una famiglia e di una società
A differenziare le società non sono né il palmares, né le categorie, né la tradizione, ma la serietà con cui si affrontano i momenti di difficoltà che si possono incontrare lungo le stagioni. In un calcio sempre più sottosopra, dove i ruoli non sono poi così tanto chiari, con la stragrande maggioranza dei presidenti a cercare più sponsor che allenatori per non restare fuori da un mercato sempre più incontrollabile, diventa scontato che faccia notizia la correttezza di un presidente e di una famiglia pronta a mettere davanti a tutto il rispetto degli impegni, ben prima che una stagione possa prendere inizio. Nell'ultima settimana la Pro Settimo è stata al centro di un chiacchiericcio infernale: dismissione, fusione e ridimensionamento sono solo alcune delle etichette usate per spiegare quanto sta succedendo al Valla. La realtà però racconta di una famiglia, quella dei Pollastrini, che ha semplicemente voluto fare un atto di sincerità e verità sia nei confronti della propria amata società sia di un'azienda che guida con ammirevole scrupolo di coscienza. Abituati a vuoti giri di parole, perfetti per saziare dirigenti, tecnici, giocatori e tifosi di turno (vedi l'incognita Cuneo, le 'tormentate' Acqui, Derthona e non solo), rapisce d'ammirazione sentire finalmente qualcuno mettere avanti la propria faccia alla categoria e alla gloria temporanea che può produrre una stagione d'alta quota. E poco importa che – conti alla mano – quel rischio sia quantificabile in cifre poi non così impossibili. Prima di tutto c'è un nome da difendere, perché il suo valore non può dipendere da una categoria.
Scritto da redazione_piemonte il 25/05/2015

