Jacolino, quando conta la parola
Non ci sono più gli uomini e gli allenatori di una volta… Mai qualunquismo fu più sbagliato, perchè nelle storie e dietro le quinte di questa estate fatta a 'calcio-mercato' c'è un retroscena da raccontare. Niente santificazioni, solo racconto di ciò che è stato fatto da Salvatore Jacolino. In un'epoca in cui allenatori o presunti tali fanno e farebbero qualsiasi cosa per sedersi su una panchina dalla Terza categoria in su (fino alla massima serie…), Salvatore Jacolino ha (ri)dato l'ennesima lezione di vita e di campo. Riportato il Cuneo tra i Pro ha atteso in silenzio un segnale dalla sua 'amata', da cui fu tradito già nel 2011 (salutato dopo la promozione e lo scudetto della Serie D), fino all'ultimo. Ha poi accettato una sfida che appare già più che difficile stringendo la mano al presidente Rosso. Due giorni dopo poi, arriva la chiamata da Riccardo Sogliano, approdato al Varese da far rinascere. 'Vogliamo solo il migliore' le parole di Sogliano, seguite da un'offerta a quanto pare faraonica per Jacolino a livello economico e professionale. Offerta che (quasi) tutti avrebbero accettato, anche perchè la firma col Cuneo non c'era ancora stata. La risposta di Jacolino però, è stata quella di presentarsi al raduno del Cuneo ancora da costruire, scendere in campo a faticare, rifiutare l'opportunità unica e mettere firma sul destino biancorosso. In nome della parola data e di una stretta di mano. In nome di una coerenza sempre più sconosciuta ad un mondo del calcio, dai dilettanti in su, che di parole e di progetti ne fa tanti, troppi, e di risposte vere ne dà sempre meno. Alla faccia dei presunti e non tali!
Scritto da redazione_piemonte il 29/07/2015

