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L'addio a Don Aldo... Uomo di Dio, uno di noi!

«Carissimo don Aldo, per noi eri padre, amico, compagno, guida, conforto, aiuto... Per questo noi avevamo pensato per te una vita lunga, talmente lunga da non vederne la fine, perché di questo noi avevamo bisogno. Il nostro gruppo era un insieme, con te e tutti noi. Ma anzitutto con te, che ci hai accolto e amato fin dal primo giorno. Invece Lassù hanno pensato che fosse ora di ritirare il premio meritato per esserti fatto povero con i poveri, giovane con i giovani. Non c'era data migliore che il bicentenario di Don Bosco…». Quasi in silenzio scriviamo e cominciamo così qualche pensiero fatto a parola di un articolo in ricordo di don Aldo Rabino. Con le parole dei 'suoi ragazzi', quelli del gruppo e dell'Associazione Oasi Operazione Mato Grosso, proviamo a dare testimonianza e idea di quello che don Aldo è stato, è e sempre sarà, nei cuori e negli occhi di chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo sguardo, scambiare due chiacchiere mai banali, ascoltare e provare ad apprendere e attuare. Perchè don Aldo 'è tornato alla casa del Padre', colpito al cuore da un improvviso malore nella sua 'casa spirituale' di Maen, quando, così come per tutta la sua vita, 'era ancora una volta a servizio dei piccoli e dei giovani' come ha scritto l'amico fraterno Roberto Gagna nel saluto inviato via mail a tutti i compagni di viaggio di 'A scuola di sport', l'ennesima grande avventura di don Aldo per migliorare cultura e formazione dei dirigenti sportivi. Provare a dire e narrare ciò che ha fatto e ciò che è stato dOn Aldo sarebbe opera a cui dedicarsi per giorni interi e riempire pagine e pagine. Ma nei titoli e nei sottotitoli si può provare a immaginare: uomo di Dio nel segno di Don Bosco dal 1968 (con don Aldo volato in cielo a poche ore di distanza dalle celebrazioni del bicentenario), di cui il Gruppo Oasi operazione Mato Grosso ne è testimonianza unica. Associazione nata a Torino, in borgo San Paolo, nel 1969, nello spirito del movimento Operazione Mato Grosso, di cui ha sviluppato gli ideali. Progetto che ha portato e porta a lavorare in gruppo i giovani, con educatori e animatori adulti, che possono così trovare occasioni di crescita, ritrovano il senso del rispetto per gli altri, del lavoro gratuito, del non spreco, del sacrificio e del pagare di persona. «Sono aiutati a formarsi una coscienza propria e a compiere scelte significative nel proprio progetto di vita, andando anche e spesso contro corrente rispetto ai modelli proposti dalla società del benessere» così come testimonia l'associazione stessa, che conta ad oggi circa 300 volontari, soprattutto giovani. Ma don Aldo è stato anche e profondo e vero uomo di sport e di calcio (con il suo lungo e intenso impegno personale anche nelle istituzioni a cominciare dalla Figc e dal Settore Giovanile per arrivare all'Oasi Laura Vicuna di Rivalta), padre spirituale e molto di più del Torino. 

Uomo di Dio… Uomo unico Don Aldo Rabino nasce a Torino nel '39, e viene ordinato sacerdote salesiano nel 1968, dopo una gioventù da promessa del calcio e una passione mai tramontata. Animato dallo spirito speciale e concreto di don Bosco, dal 1971 è stato il padre spirituale del Torino Calcio, non a caso nel periodo di 'papato' granata di Orfeo Pianelli, altro uomo storico e non banale della storia del Toro. Ruolo del quale è diventato il decano di tutti i padri spirituali delle squadre di calcio italiane per un amore e una fede indescrivibili e unici. Un legame davvero speciale e profondo che è andato al di là del ruolo con tutti coloro che hanno attraversato il cielo granata. Don Aldo diceva messa ogni anno a Superga, ricordava eroi, campioni e anche meteore granata, appassionava con gli aneddoti e aiutava le persone a capire, pensare, riflettere e mettersi a disposizione del prossimo. Chiunque esso fosse. Avrebbe continuato così, per sempre. Sul suo Toro e la sua missione, che non era solo sportiva. Un legame che lo ha portato nelle vite e nei cuori di tanti, e che diede alla luce il libro 'Il mio Toro' nel 2012 che ebbe un tale successo da portare alla seconda opera 'Il Toro che vorrei'. Parlare di Toro con lui era illuminante e profondo, sorprendente e lungimirante. Ma don Aldo, per i giovani e per lo sport ha dato e provato a dare un'impronta anche negli anni in cui è stato consigliere nazionale della Figc ed è stato nominato, non a caso, presidente onorario della fondazione Filadelfia. Nel mondo granata un solo 'rimpianto': «Avrei dovuto fare di più per Dante Bertoneri…» diceva il don, quel ragazzo con i baffi che a 16 anni giocava in A ma che poi si perse gridando aiuto senza risposte. E per toccare con mano e vedere con occhi cos'è stato don Aldo, basta dare uno sguardo ai filmati dei suoi funerali di giovedì mattina presso  la Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino. Tutto il suo Toro e molto di più, la sua Torino e molto di più, il suo mondo e molto di più, perchè don Aldo era, è e sempre sarà, come diceva lui stesso, «…a disposizione anche di chi sceglie di non partecipare alle messe». Nel nome del Padre…

Marco Marone

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  Scritto da redazione_piemonte il 25/08/2015
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