Gli allenatori ombra: fa discutere la posizione di Livieri
Le regole valgono solo quando le devono rispettare gli altri: un teorema semplicissimo, facile da applicare a qualsiasi situazione, calcio compreso. Un esempio del modo allegro in cui si interpretano regolamenti e statuti arriva anche dalla categoria allenatori. Sono tanti quelli che evidentemente non riescono ad accettare il vincolo di un solo tesseramento all'anno: esoneri duri a essere digeriti e dimissioni magari comandate sono sempre più traumi che si cerca di curare con un immediato e clandestino incarico.
Zona grigia L'ultimo caso a fare discutere è quello di Daniele Livieri e del Rapid Torino: a rafforzare 'l'accusa' non solo le segnalazioni, ma anche le foto arrivate in redazione. Le tante zone grigie della vicenda non permettono di pronunciarsi, ma qualche dubbio rimane, pur non volendo fare del caso specifico la crociata di pensiero e non solo (né contro Livieri né contro il Rapid). Un caso che potrebbe essere applicato, probabilmente, a tanti altri. Livieri infatti, seppur tesserato come dirigente, ha di fatto guidato fino a due settimane fa il Venaria in Promozione; risultati e prestazioni lo hanno portato a una separazione consensuale e in pochi giorni la delusione è stata diluita con il ritorno al Rapid con cui nella passata stagione aveva conquistato uno storico campionato di Prima categoria. Ufficialmente l'incarico è quello di direttore tecnico e le parole usate a commento dallo stesso Livieri sono chiare: «Mi sono sentito con Oppedisano (l'allenatore in carica, ndr) e mi ha chiesto di occuparmi della parte tecnica. Chiaramente lui rimarrà l'allenatore e io proverò a dargli una mano». Su che tipo di 'mano' darà Livieri si è concentrato il chiacchiericcio: la sua grossa influenza anche per il debito di riconoscenza della società nei suoi confronti, la giovane età che ancor poco combacia con un ruolo dirigenziale, ma anche allenamenti da vicino e l'amichevole in settimana contro il Real Leinì - seppur sempre con Oppedisano presente - hanno spinto più di qualcuno ad alzare la mano per rivolgere interrogativi che al momento rimangono senza risposta. Il caso Livieri è solo uno dei tanti, perché nella stessa zona grigia si troverebbe per esempio anche Massimiliano Albicenti a Borgaretto (Promozione) a inizio anno, ma adesso ufficiosamente a un passo dal Pecetto (Seconda categoria). All'Aiac spetterebbe a questo punto verificare, ma perché l'associazione di categoria si muova servono denunce con foto e video, perché la trappola della distinta è troppo grande per essere ignorata ed è facilmente aggirabile come dimostra il ricorrente utilizzo della tecnica del 'prestanome'. Dall'Eccellenza alla Prima Categoria, quanti sono gli allenatori in regola con il patentino? Dal momento che è pressoché impossibile pensare di monitorare tutti i campi, forse, avrebbe senso pensare a qualche modifica regolamentare più realistica per il mondo dilettante.
Aiac Sull'argomento interviene anche Michele Del Vecchio, presidente dell'Aiac di Cuneo, che si fa anche portatore di una sua proposta: «Sono tempi in cui c'è una forte mancanza di rispetto. La regola di un solo tesseramento all'anno nasce dal fatto che in passato qualche allenatore faceva il furbo, lasciando in corsa la squadra per andare da un'altra parte a fronte di un'offerta economica migliore. Forse, però, bisognerebbe apportare qualche modifica, visto a quello che assistiamo: io ho proposto più volte che, in caso di esonero nei primi due mesi di campionato, l'allenatore possa accettare un'altra panchina».
Giovanni Teolis
Scritto da redazione_piemonte il 25/11/2015

