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Lorenzo Capello, meglio il camice del pallone

Dall’album Panini ai polverosi campi della Prima Categoria, almeno calcisticamente parlando è più di un passo indietro. Ancor più se sei quasi arrivato a un passo dalla Serie B. Non è così però per Lorenzo Capello che questa parabola l’ha scelta personalmente, anzi l’ha voluta fortemente, per inseguire il sogno di una vita: diventare un medico, precisamente un chirurgo. Capello, portiere classe 1997 di Ciriè, fino allo scorso dicembre vestiva la maglia della Primavera della Pro Vercelli, poi nella finestra di mercato dello scorso dicembre ha scelto di avvicinarsi a casa per poter preparare al meglio il prossimo test d’ingresso all’università di medicina.

E’ lo stesso Capello a spiegare questa sua decisione decisamente controcorrente: «Ho sempre desiderato fare il medico e conciliare impegni calcistici e scolastici era diventato ormai impossibile. A un certo punto dovevo prendere una decisione: proprio quando mi sono accorto che ero indeciso, ho capito che la strada dell’università era quella a cui tenevo di più. E poi forse è stata anche decisiva la consapevolezza che il calcio non fosse per me un porto così sicuro…». Rinunciare del tutto al campo, però, era impossibile, dopo tanti anni a difendere le porte della Pro Vercelli, ma prima ancora della J Stars e della Juventus, da qui poi la volontà di trovare una squadra vicino casa al San Maurizio Canavese, in Prima Categoria; spiega sempre Capello: «Il mio contratto scade a giugno, ma la Pro Vercelli ha capito benissimo la mia situazione e mi ha agevolato in tutto non appena ho preso la mia decisione: anche per questo li ringrazio; con molti ex compagni sono rimasto in contatto e continuo a seguire anche le vicende della prima squadra, spero davvero che il prossimo anno possa ancora giocare in Serie B». Anche la decisione di andare al San Maurizio Canavese non è stata affatto casuale, anzi: «Sono stato io a propormi da loro, perché il numero di allenamenti si conciliavano con la preparazione scolastica. Mi sto trovando davvero molto bene e spero di togliermi delle soddisfazioni con loro. Senza mancare di umiltà, è ovvio che siano piuttosto evidenti le differenze tecniche tra il calcio che ho lasciato e quello che ho trovato in Prima Categoria, ma la voglia di vincere è uguale anche se sono cambiati gli obiettivi».

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  Scritto da redazione_piemonte il 04/04/2016
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