Commozione e incredulità: addio a Gianni Frara, il Maestro!
Il calcio piemontese piange alla notizia della tragica scomparsa del tecnico torinese in vacanza in Sicilia
Maestro. Di calcio, nello spogliatoio della vita. Semplicemente e unicamente Gianni Frara. Il maestro. Lo squarcio della notizia della sua morte, giunge nella mattinata di sabato aprendo cuori, ricordi, immagini e parole. Indimenticate e indimenticabili. Sempre, ancora e ora per sempre, in campo, nella quotidianità di una passione da rispettare con professionalità, onestà, libertà e semplicità. A chi l'abbia incrociato ad una partita o per una carriera, la consapevolezza di aver incontrato un uomo, un allenatore e un professionista al di là delle etichette, delle categorie e dell'ipocrisia. Perchè Gianni Frara è stato giocatore di mediana abituato a correre pensando, a pensare correndo. Allenatore di calcio abituato a insegnare indicando, a parole, con occhi e pensieri di cuoio vero e purissimo. Come la sua anima, andata ad allenare lassù, dove si volgono sguardi e pensieri di chi lo porterà per sempre con sé.
Dall'eden di ciò che è stata la scuola (da giocatore) nel Toro con cuore al Filadelfia ad un viaggio tra Serie B e Serie C che ha formato “l'allenatore-maestro” che è poi diventato. Sulle panchine dell'avveniristico Nizza Millefonti, della favola Sangiustese-Canavese, per finire nella gloria con la Pro Settimo. Maestro di campo e nella vita: marito innamorato dell'adorata moglie Susanna, padre amorevole e rigoroso di Alessandro e Francesca. Sempre e “solo” papà e mai “allenatore” del proprio erede, anche nel ruolo di centrocampista. Accompagnato nei Pulcini della Juve e non del Toro semplicemente per gli orari degli allenamenti che meglio si conciliavano con la scuola. Seguito con presenza e costanza dagli spalti, senza mai una parola da allenatore del cuore. Perchè Gianni Frara è stato uomo e tecnico che ha sempre pensato quello che diceva, che ha sempre detto ciò che pensava. Burbero o presuntuoso per chi non accetta la semplicità e l'onestà delle idee e nelle cose, la normalità della coerenza e la sincerità dell'evidenza. Anche per questo aveva “salutato” ruolo e ambiente: troppe parole, troppe finzioni, troppi “progetti” e troppo poco calcio. Alla ricerca e al piacere di darsi a ciò che aveva inevitabilmente sacrificato: il piacere di andare, con la moglie o gli amici. Il gusto di seguire Alessandro nelle sue tappe da calciatore. Il piacere di assaporare lo spogliatoio ma soltanto con gli amici veri. Per una partita da vincere così come tutte le altre. Perchè è per quello che Gianni Frara è sempre sceso in campo. Il destino però, lo ha sorpreso a 58 anni: in viaggio di piacere in Sicilia, da dove la tragica notizia è arrivata. Destino contro il quale nemmeno il “maestro” avrebbe potuto trovare contromosse e soluzioni. Allenatore vero: punto e basta. Che parlava a giocatori veri: punto e basta. Davanti a tutti, con tutti davanti prima e con tutti dietro poi. Oggi e domani come ieri. Perchè basta raccogliere parole e pensieri “social” per capire la totalità e l'unicità della “presenza” che lascia. E a ognuno o qualsiasi di loro, se vorrai provare ad immaginare, chiedi chi era Gianni Frara...
Marco Marone
Scritto da Giovanni Teolis il 10/02/2014

