Altri Mondiali / Anno 1982: Pablito scatenato, Zoff alza la coppa
Dal tango al flamenco, il secondo mundial del trittico latino, avviene in Spagna nell'estate del 1982. Diciassette stadi e il numero delle squadre sale da sedici a ventiquattro, anche gli spagnoli fanno le cose in grande. Oscure le ragioni che portano la Fifa ad organizzare quattro triangolari in luogo di ottavi e quarti di finale, del resto Havelange, Blatter e compagnia cantante hanno già dato ampi saggi di comicità involontaria in sede di sorteggio. L'Africa avanza, il Camerun viene eliminato imbattuto nel nostro girone e l'Algeria da una scandalosa pastetta austro-tedesca. Noi passiamo il turno subissati da critiche feroci, il più delle volte giustificate dalle scelte del c.t e dal gioco espresso. La Spagna delude e passa il turno dietro generosi regali mentre nasce la Francia del calcio champagne guidata da Platini. A proposito dei galletti, è l'emiro del Kuwait che minaccia di ritirare la squadra nel caso non venga annullato il gol francese. Incredibilmente l'arbitro annulla. L'Argentina campione in carica ha Maradona ma alcuni campioni sono logori e il calcio barricadero belga le infligge una dura lezione mentre la torcida brasileira va in delirio per il più spettacolare Brasile della storia, così si gioca solo in paradiso. Zico, Falcao, Socrates e Junior sono in stato di grazia e nel secondo girone ci toccano loro e Maradona. Per fortuna battiamo l'Argentina e un pirata baffuto di nome Gentile, ma non di fatto, argina ben oltre il regolamento Dieguito, un'altra fortuna è il risveglio di Rossi ma la testardaggine di Bearzot ha i suoi meriti. Rossi diventa Pablito e diventa l'incubo dei brasiliani nella "tragedia del Sarrià", tre gol castigano la loro presunzione e ci qualificano. Boniek trascina la Polonia solida e concentrata in semifinale, ma noi diventiamo terribili quando troviamo squadre disposte ad aggredirci e al Nou Camp l'hombre del partido è ancora Pablito ispirato da Conti. Nel frattempo decollano Francia e Germania Ovest, la semifinale che le vede di fronte è un autentico inno al calcio. I francesi e i loro quattro moschettieri (Platini, Giresse, Tigana, Fernandez) brindano troppo presto sul tre a uno, i tedeschi non muiono mai e quel panzer che è Rummenigge da il via alla rimonta, che culminerà ai rigori. A Madrid giochiamo una finale maestosa, sprechiamo un rigore con Cabrini ma Rossi conquista il titolo di Pichichi e Tardelli urla il raddoppio. Altobelli si burla dei tedeschi e Pertini dice che sono tre i gol, prima di consegnare assieme a Re Juan Carlos la coppa ai mitici Zoff, Scirea e a tutti gli eroi del più bel trionfo azzurro di sempre.
Gianluca Ursomarzo
Scritto da redazione_piemonte il 27/02/2014

