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L'highlander dell'Iveco: intervista a Gianni Forno

Costanza, dedizione e sacrificio: punti saldi che contraddistinguono ogni sportivo, appartenente a qualsiasi disciplina sportiva. Se poi parliamo di Gianni Forno, difensore classe ‘56 dell’Iveco Calcio, la triade appena menzionata risalta in maniera ancora più chiara. Uno sportivo a tempo pieno che ogni giorno combatte con il tempo, nutrendosi dell’amore che ha per lo sport e che crea quotidianamente il concetto di auto-stimolo, necessario a detta sua per fare ogni cosa e per raggiungere ogni obiettivo. La sua carriera calcistica però si interrompe a soli 26 anni a causa di un brutto infortunio al La Chivasso, formazione militante in prima categoria.

Nuova avventura La sua vita sportiva non muore affatto e l’amore per il calcio continua a coltivarlo con gli amici alle partite di calcetto o semplicemente seguendo la sua amata Juventus, finchè non decide nel 2005 di fondare L’Iveco Calcio, rimettendosi così in discussione. E’ l’inizio di una nuova avventura che richiede soprattutto attenzione e cura perchè in questo viaggio l’unica apparente nemica è l’età, ma la temerarietà di Gianni è più forte e non scoraggiandosi affatto, si tuffa a capofitto nella nuova dimensione calcistica con l’entusiasmo di un ventenne. «Cronometro e cardiofrequenzimetro sono i miei compagni di viaggio, e la sveglia alle cinque del mattino è l’inizio della mia giornata» ammette Gianni senza alcun imbarazzo, sottolineando che comunque ha tutto sotto controllo e la programmazione è parte integrante del suo percorso. Senza alcun imbarazzo lui ammette: «Non ho i novanta minuti nelle gambe, ma è anche normale; generalmente già a 32/33 anni si comincia a far fatica». Gli fa eco l’allenatore Veneziano che confida: «Preferisco che lui faccia sessanta minuti con intensità che novanta con sofferenza». E in merito al suo comportamento e al ruolo che ricopre all’interno del gruppo, lo stesso Veneziano sottolinea: «Gianni è un modello fondamentale per i giovani: agli allenamenti è il primo che arriva e l’ultimo che se ne va». Anche nelle belle favole ci sono dei momenti bui e quando lui racconta della retrocessione dell’Iveco in terza categoria l’anno passato, non si nasconde e raggiante dichiara: «E’ stata un’altra sfida che ho affrontato serenamente, mi sono ricreato ancora una volta un altro stimolo che mi ha permesso di fare ancor meglio». Per quanto riguarda invece i suoi modelli in serie A, lui s’ispira a Pirlo per ciò che riguarda l’intelligenza calcistica e a Zanetti per la professionalità e serietà, ma tornando a fare un tuffo nel passato ricorda l’indimenticabile campione bianconero Scirea, confessando che giocatori così oggi non ci sono più. Il suo messaggio finale, rivolto ai giovani e non solo, risulta un ulteriore stimolo: «E’ molto importante che si faccia sport perchè porta tanti benefici e tante soddisfazioni». Guai a domandargli quando appenderà le scarpette al chiodo, perchè Gianni finchè se la sentirà, continuerà.

Marco Piccinni

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  Scritto da redazione_piemonte il 31/03/2014
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