Su Facebook la lezione di Pino Di Leone al fuoriquota X
Nel frattempo arriva il classe ’96 Castiglia, ex J Stars, pedina preziosa per la fascia
Finalmente Pino Di Leone ha il suo ’96. Non è stato semplice per il tecnico del Cavour trovare questa fondamentale pedina in vista della prossima stagione, ma alla fine ci è riuscito. In giallorosso il prossimo anno giocherà Mauro Castiglia, terzino destro ex J Stars e nell'ultima stagione al Bollengo insieme al fratello Diego. Tante, si diceva, le difficoltà: infatti, oltre a dover superare un oggettivo limite logistico, soprattutto imposto da un problema di mobilità con i ragazzi ancora non automuniti, il tecnico e la società si sono dovuti spesso scontrare con le richieste particolarmente pretenziose dei giocatori (e dei genitori/procuratori). Da qui anche lo sfogo, anzi meglio la lezione, lui che di professione è educatore, via facebook di Di Leone sulla sua pagina personale. Uno 'sfogo' che ha raccolto più di un consenso e che qui vi riportiamo in versione pressoché integrale
«Ciao caro fuoriquota che giochi a calcio (anche se giocare per me è altro), scrivo a te (o a chi ne fa le veci). Chi ti scrive non hai modo di conoscerlo. Io sono quel bambino "con il pallone, che correva per la la città, da solo o in branco, con il cigolante rumore di mandria in scarpette da tennis, mentre avanzava con la fierezza di un conquistatore, facendo rimbalzare il pallone sulle vetrine e sulle macchine, scartando le signore eleganti, facendo rimbalzare il pallone sulle vetrine e sulle macchine, facendo passare la palla tra le gambe di signori austeri, per poi raggiungere la sua meta: il campo da gioco, il giardino, la piazza, l'oratorio, il cortile dove consumare il suo rito. Ahimè, i bambini con il pallone sono una razza quasi estinta" (Stefano Benni). Ecco io sono quello. Oggi sono cresciuto. Ma rimango quello a cui come animale preferito pensa alla lumaca. Si perchè la lumaca andando piano non si perde le cose che passano troppo veloci per essere vissute. (…) C'è un passaggio dove la lumaca sale sulla groppa della tartaruga e dice "Come vai veloce!". Come vedi è tutto relativo, caro fuoriquota (o chi ne fa le veci). Oggi una regola ti permette di giocare nell'undici iniziale in una prima squadra. Una regola che ha poco di lentezza. Una regola che, come una baionetta, una beidana, "asfalta" la tua crescita. E' come se dalla quinta elementare si passasse direttamente in terza media, dimenticando che ci sono delle fasi di crescita che vanno rispettate. Ma le regole bisogna rispettarle. Quando ho esordito in serie D, il martedì Domenico Maggiora, allora capitano del Pinerolo, ma in passato capitano della Roma, mi si avvicinò. A me tremavano le gambe. Mi diede una busta. La presi non sapendo che era il premio partita. Non sapevo che aspettasse anche ad uno giovane come me (per la cronaca io comprai in CD la discografia dei Police). Per me, caro fuoriquota (o di chi ne fa le veci) giocare in prima squadra era un onore, un privilegio. Dei soldi non me ne fregava un cazzo! (scusa il francese, caro fuoriquota o di chi ne fa le veci). I miei genitori mi hanno insegnato ad inseguire la felicità. Sicuramente non siamo i più bravi, non siamo i migliori, ma noi, nella nostra società, ci ostiniamo a cercare "ragazzi con il pallone in via di estinzione" che non fanno domande tipo "ok, ma quanto mi date?"». Firmato, Pino Di Leone.
Scritto da Giovanni Teolis il 31/07/2014

