Il Museo dello Sport di Torino chiude definitivamente
Finisce l'avventura nell'anno di Torino Capitale Europea dello Sport

Giovedì 6 agosto 2015, nell'anno di Torino Capitale Europea dello Sport, il Museo dello Sport di Torino chiude definitivamente la sua attività dopo meno di tre anni di permanenza nella città di Torino. E così Onorato Arisi, che tanto aveva fatto bene come fondatore dell'esperienza milanese, lasciando il Museo di Inter e Milan a San Siro tuttora come il terzo più visitato di Milano, è costretto ad arrendersi in questa avventura torinese, complice una città nella quale non ha mai attecchito davvero lo spirito del museo e l'importanza che questo ricopriva a livello nazionale e internazionale. Il Museo dello Sport chiude e lo fa con rammarico e grande dispiacere, come si evince dalle parole del Comunicato Ufficiale inviato agli organi di stampa: «Nell'anno di Torino Capitale Europea dello Sport la città perde così il primo ed unico Museo dedicato a tutte le discipline sportive. Più di 3000 memorabilia cercano ora una nuova casa che possa raccontare le emozioni, la passione e l'unicità di grandi campioni e l'eccezionalità di gesti atletici indimenticabili». Nuova casa che, secondo le indiscrezioni di questi giorni così tristi e concitati, potrebbe trovare sede all'estero con alcune proposte interessanti per ricominciare una nuova ad avvincente avventura in una nuova città.
Sguardo all'estero Dopo alcuni mesi davvero complicati, adesso che il Museo dello Sport è definitivamente chiuso, non resta che guardare al futuro con speranza ed elaborare il momento negativo, come si evince dalle parole del presidente e fondatore Onorato Arisi: «Non c'era più possibilità di andare avanti. Il Comune di Torino non ci ha aiutato. Sembra quasi che ci fosse una precisa volontà di farci fuori, perché non hanno nemmeno aperto un tavolo di discussione per vedere cosa si poteva fare per farci restare in vita. Non si sono resi conto di cosa hanno perso. Hanno preferito mandare avanti i burocrati con una lettera di sgombero che non lasciava spazio al dialogo e non dava nemmeno il tempo di organizzarsi per cercare di trovare una soluzione alternativa. Questa è la cosa che mi rammarica di più. E ora guardiamo al futuro, ma in Italia nessuna città si è fatta avanti, quindi le uniche opportunità al momento arrivano dall'estero, dove c'è davvero molto interesse per il progetto e la valorizzazione del Museo in un'ottica di crescita».
Occasione perduta Il presente, invece, ha un sapore agrodolce: «Il compito ora è restituire ai campioni locali gli oggetti che avevano dato in prestito al Museo. Abbiamo iniziato a smontare le vetrine e tutta l'indifferenza che ho visto mi indigna non poco. Far morire un museo è sempre una cosa gravissima, soprattutto se lo mettiamo a confronto con tante altre situazioni per la quali la politica si spende molto di più. Si è perso di vista che il Museo sarebbe dovuto crescere nel tempo insieme alla Città. Doveva essere un onore avere questo Museo nazionale riconosciuto dal Coni. Molti si sono trincerati dietro al discorso che il Museo dello Sport era privato e che quindi l'amministrazione non aveva doveri nei suoi confronti. Ma ci sono altri esempi di musei privati trattati diversamente nei centri di informazione turistica. Come sempre esistono privati di serie A e privati di serie B ed è un peccato, perché le cose sarebbero potute andare diversamente».
Speranza per il futuro La Città di Torino, quindi, non ha solo perso un Museo, ma ha perso un'occasione per distinguersi a livello nazionale, con un Museo capace anche di organizzare mostre di assolute di valore, basti pensare al recente tributo realizzato in ricordo dell'indimenticato Giacinto Facchetti. «Mi dispiace anche - prosegue Arisi - che per i collaboratori del Museo finisca tutto così. Non è mai stato facile combattere contro l'indifferenza generale e sono stati mesi davvero difficili, quindi ringrazio tutti. Comunque sono fiducioso sul fatto che si possa ripartire, magari in un posto dove questi cimeli possano avere il giusto risalto. Per scaramanzia preferisco non sbilanciarmi sui contatti avuti in quest'ultimo periodo, ma per settembre se dovesse muoversi qualcosa di più concreto sarà sicuramente organizzata una conferenza stampa per parlare delle eventuali novità» e guardare con speranza ad un futuro migliore, ad un nuovo inizio; grazie a piccoli segnali che sono la dimostrazione del fatto che tutto il seminato potrebbe non andare perduto, a cominciare dal grande affetto e dalle attestazioni di stima ricevute in questi giorni così difficili per un pezzo di storia dello sport che saluta, pronto a ricominciare altrove, con una nuova e si spera più calorosa accoglienza.
Scritto da redazione_piemonte il 25/08/2015












