Quantcast

Vota il sondaggio

Inserisci la tua email per votare

Puoi votare solo una volta per questo sondaggio e la tua email deve essere valida.
La tua email non sarà resa ne pubblica ne visibile.

Consenso al trattamento dati:

Accetta il trattamento dei dati.

 
×
Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI PROVINCIALI GIOVANILI    

Intervista / Pierpaolo Capovilla del Teatro degli Orrori

Non ho fatto tanta strada, mi sono fermato ai Pulcini

«Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. E' rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. Ci sono momenti, nel calcio, esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del gol. Ogni gol è sempre un'invenzione, è stupore, è folgorazione e il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell'anno». Pier Paolo Pasolini.

A dare 'forma e colore' alle idee di uno dei maggiori intellettuali del XX sec., Pier Paolo Capovilla, attore e cantautore bresciano ospite del collettivo universitario Officine Corsare, con sede in via Pallavicino 35, in occasione del Funeral Party. «Non vogliamo dimenticare e non vogliamo che alcuni artisti vengano dimenticati. Per questo abbiamo deciso di celebrare ogni mese un personaggio diverso, per raccontare una storia» queste le parole di Giorgia Tomatis, una delle responsabili di questa iniziativa. Capovilla fa attendere la sua performance, come i grandi artisti che, grazie a quei 5' di ritardo, fanno assaporare ogni istante dello spettacolo. Subito dopo la lettura e l'interpretazione de «La religione del mio tempo», Capovilla si racconta. «La mia idea del calcio? Che dire...non ho fatto tanta strada! Mi sono fermato ai Pulcini! Non ero adatto» e poi «Se devo essere sincero, credo che questo sport non sia più un riferimento pedagogico, credo predichi un modello di emancipazione sociale, a differenza di tanto tempo fa». L'idea di Capovilla è quella che in tanti condividono oggi: la voglia che il calcio  ricominci a comunicare un messaggio che si è perso con gli anni: amore per la sport, passione, sogno, insomma: poesia. «L'immagine che oggi il calcio, ma soprattuttto i calciatori comunicano, è sbagliata: il voler primeggiare per ottenere il consenso sociale è un atteggiamento 'pubblicitario'. I calciatori devono svolgere il loro ruolo e iniziare ad essere costituiti da contenuti». Una domanda di rito chiude l'intervista: Juventino o Granata? «Ammiro la storia del Grande Toro, ma il mio cuore batte per la Juve. E' un'amore che mi è stato trasmesso dai miei...sono un tradizionalista alla vecchia maniera: quando scelgo di amare, lo faccio per tutta la vita».

Veronica Leccese

Condividi su Facebook    Condividi su X
Print Friendly and PDF
  Scritto da redazione_piemonte il 04/12/2013
Tempo esecuzione pagina: 0,04666 secondi