Altri Mondiali / Anno 1938: Con Piola si vola
L’Italia marcia verso radiosi destini inesistenti e il mondo entra nello stato d’animo che precede la guerra. La nazionale austriaca è assorbita dall’Anschluss nazista e l’Italia campione in carica giunge in Francia di nero vestita, fregiandosi anche del titolo olimpico. Questa formazione schiera campioni come i difensori Foni e Rava, le ali Colaussi e Biavati, quest’ultimo inventore del doppio passo. Gli artisti del gol sono Meazza e Piola. Il 5 giugno 1938 a Marsiglia, domiamo la Norvegia solo al 94’ con Piola e facendo barricate. Al Colombes di Parigi ci aspetta la Francia e i giocatori passano la vigilia in una “casa di piacere”, poco male, con loro non si perde da diciotto anni e non si perde nemmeno quel giorno. Piola è inarrestabile e la sua doppietta determina il 3-1 finale. Il ritorno a Marsiglia ci vede opposti al Brasile che è senza il giaguaro Leonidas. Mentre l’Ungheria strapazza la Svezia noi lasciamo sfogare i giocolieri di Rio e li infiliamo di rimessa. Biavati serve Colaussi per il vantaggio, poi il vercellese Piola viene arginato con un fallo da rigore e Meazza, pantaloncino cascante permettendo, realizza. E’ vittoria, non solo tattica, per 2-1. Il 19 giugno va in scena l’atto finale a Parigi, contro la diabolica Ungheria di Sarosi. I magiari giocano un calcio geometrico, ma sono costretti ad inseguire, l’ispirazione dei nostri è sovrana, l’Italia è in stato di grazia. Colaussi colpisce ancora, Tiktos pareggia subito, ma con altrettanta prontezza l’immancabile e immarcabile Piola raddoppia. Dominio italiano, Colaussi bissa il suo successo personale e dopo il secondo gol ungherese, Meazza cede definitivamente lo scettro di goleador a Piola con un contropiede iconico. Siamo ancora campioni del mondo. Nessuno può più ignorare la nascita di una scuola italiana, dopo il terzo successo in quattro anni. Una scuola che porta il senso della professionalità a livelli altrove sconosciuti, senza inutili fronzoli, dove il senso tattico è pari all’amor di patria e traccia i caratteri distintivi del nostro calcio.
Gianluca Ursomarzo
Scritto da redazione_piemonte il 12/12/2013

