L'ultimo saluto a Luciano Capello, conosciuto come Ciano l'Americano
La scomparsa dell'ex fantasista classe 1947 segue quella di Pietro Giuliano, ex terzino del Chieri a cavallo tra gli Anni Cinquanta e Sessanta
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Sarà pur vero che per la Chieri del pallone ai massimi livelli continua una catalessi che pare senza fine, ma come si fa a non ricordare anche ai dormienti che è mancato Luciano Capello? Essendo nato in Argentina (parente di Onesto Silano, ala mancina del Torino) ma presto arrivato in città e subito battezzato “Ciano l’Americano”, Luciano Capello, fantasista classe 1947, ha rappresentato alla perfezione l’oriundo di un’epoca più semplice e spontanea e per questo più serena: plasmato in un prato polveroso di oratorio ma capace di convogliare su di sé tutte le attenzioni che si potevano rivolgere qualche decennio fa a chi possedeva doti naturali di eccezione accompagnate da una personalità che per molti versi obbligavano a soprannominarlo un “Piccolo Sivori”.
Insomma: proprio quel giocatore che Roberto Manolino amava definire “ruspante” e non “di allevamento”. Il catino salesiano di San Luigi era infatti il suo palcoscenico, laddove si susseguivano mischie ed invidie: di statura normale e per questo non eccezionale nel gioco aereo, era un ambidestro naturale. Estroso e reattivo, grande dribblatore ma soprattutto grande tiratore, uccellava i portieri da ogni posizione e distanza.
Particolarmente votato al gioco a sette, sia nei campionati sia nei tornei estivi, laddove le capacità individuali emergevano anche in termini egoistici ma per lo più spettacolari: molto meglio che nel gioco ad undici, benché questo non fosse ancora contaminato dagli eccessi tattici ed atletici di oggi. Le palle che lui colpiva non fecero mai rimostranze. La disciplina non gli si addiceva per nulla, solo il compianto trainer Michele Fontana sapeva prenderlo per il giusto verso, così la Leo faceva parlare di sé oltre i confini locali e rinverdiva i fasti di un tempo.
Andò a “scuola” al Torino, poi Valentino Bertolini, l’allenatore del Chieri, lo gettò nella bolgia del campionato di serie D: all’ala sinistra si trovò a disagio nel ruolo di comprimario, ma ciò non gli impedì poi di raccogliere ancora gloria non effimera da protagonista assoluto, facendo spellare le mani a platee più in simbiosi con la sua indole, a cominciare dal “Cesare Stella” di Madonna della Scala. Un personaggio da “pasticcio in paradiso”, che sarà impossibile scordare.
La scomparsa di Capello segue quella di Pietro Giuliano, classe 1936, che giocò nel Chieri da terzino a cavallo tra gli Anni Cinquanta e Sessanta. Una presenza in serie A. Ombra e segretario di Giampiero Boniperti presidente della Juventus ma i due “dialogavano” fin da quando quest’ultimo era diventato chierese acquisito sposando Maria Rosa Vergnano, figlia di Carmelo, pioniere azzurro.
Nell'immagine in evidenza: Luciano Capello in azione, sullo sfondo c'è Miki Bosco
Nelle fotografie in galleria: leoncini e leoncelli danno spettacolo. Luca Ceste (diventerà giornalista sportivo) e Diego Lasagna contro Luciano Capello ed Aldo Roccati.
Michele Fontana (1937-2017), il “deus ex-machina” della Leo Chieri con il “pupillo” Diego Lasagna.
Gruppo di famiglia. Da sinistra, in piedi: Giancarlo Villa e Roberto Zanchettin; seduti: Luciano Capello, Michele Fontana e Sergio Pinese.
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Scritto da Angelo Tosco il 19/08/2025


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