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Il calcio è divertimento... Edera più di mille parole

«Innanzitutto complimenti per il nuovo progetto editoriale e per l'idea di destinare uno spazio tutto speciale per le categorie della Scuola Calcio, mondo di cui sono orgoglioso di far parte e che ha dentro di sè valori sportivi, calcistici e non solo di grande valore e spessore. Penso che cercare di dare gioia a chi deve provare gioia giocando a calcio sia davvero qualcosa di speciale». Parole di chi nella Scuola Calcio e della Scuola Calcio ha fatto un suo modo di essere e stare nella galassia del pallone: Silvano Benedetti, responsabile del Torino Fc proprio dell'Attività di Base che così grandi successi e soddisfazioni ha dato e sta dando al mondo giovanile granata.

Augurio accompagnato da analisi e pensieri, dedicati a chi anima e sogna correndo dietro ad un pallone. I bambini innanzitutto. A loro il messaggio più diretto e chiaro: «Il bambino deve essere al centro di tutto. Lui è e deve essere il 'protagonista' nel senso che deve essere lasciato libero di esprimersi, di divertirsi, di esplorare le proprie capacità. Certamente guidato da istruttori qualificati e preparati ma ciò che deve essere caposaldo e riferimento per chi opera nella Scuola Calcio, deve essere la gioia e il divertimento che il bambino deve provare quando scende in campo, mette gli scarpini e corre dietro ad un pallone. Guai a trasmettere tensioni, apprensioni e aspettative in questa fascia d'età, anche se purtroppo e sempre di più non è così».

Il pensiero e il riferimento va subito al cuore del sistema e a volte del 'problema': i genitori. «Ai genitori, senza mezzi termini dico: lasciateli in pace! Lasciateli giocare e basta! Da anni sono in questo mondo ma purtroppo vedo che determinati aspetti anche della vita quotidiana si sono riflessi in certi atteggiamenti, soprattutto dei genitori. Il calcio è sempre di più visto come oasi felice e possibilità di riscatto e scalata sociale ed economica. Aspettative e pressioni che portano il bambino a perdere 'serenità' per un'attenzione eccessiva da parte dei genitori se gioca non gioca, quanto e come gioca ecc… Il bambin va lasciato giocare ed esprimersi, perchè ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi di crescere. Forse un po' tutti dobbiamo fare un piccolo mea culpa e cercare di ritrovare equilibrio e serenità. Come? L'unico modo penso sia quello di informare e coinvolgere i genitori, nel senso che ritengo l'educazione e la corretta informazione alla base di un rapporto trasparente e sereno».

Guidati da Istruttori veri e non presunti allenatori. «La preparazione è elemento importante, fondamentale ma nella Scuola Calcio può non bastare o non essere prerogativa più importante. E spiego. Un Istruttore deve saper trasmettere e indicare ma senza porre il proprio ego al di sopra. Un allenatore che comincia dalla Scuola Calcio solo per allenare poi il più in fretta possibile il settore giovanile o le prime squadre sarà anche preparato ma non è ideale per i bambini. La Scuola Calcio è settore unico, speciale, nel quale penso sarebbe anche utile avere uno psicologo durante le gare, ricordo autoarbitrate, percreare un percorso educativo e formativo che vada anche al di là del campo stemperando tensioni e apprensioni per una partita giocata o no o per una convocazione ricevuta o no».

Per un esempio che vale più di mille parole. «Da anni chiedo ai tecnici delle squadre Esordienti e non solo, di comunicarmi tra giovedì e venerdì i ragazzi non convocati perchè così io li prendo e li porto a fare tornei e manifestazioni. Non dico quante soddisfazioni, non unicamente in termini d vittorie ma molto di più. Ricordo che Edera (il talento della Primavera di Longo, Nazionale di categoria e convocato da Ventura per l'Europa League, ndr) era spesso tra quei ragazzi non convocati nei primi gruppi eppure adesso è arrivato fin dove è arrivato…». A buoni intenditori poche parole e una, delle tante, storie di calcio e di vita. 

 

Marco Marone

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  Scritto da redazione_piemonte il 18/11/2014
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