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Dal Fila al Filadelfia, emozioni da invincibili

La storia riprende forma e dignità, salutando il nuovo Filadelfia che verrà. Un giorno indimenticabile e atteso per il Torino, per Torino e per tutto il mondo del calcio fatto a leggenda senza confini, barriere e appartenenze. Posata la prima pietra di quello che (ri)sarà il Filadelfia. Non un 'semplice stadio' ma un tempio di memorie, di pallone e di vita. Affiorata sui volti dei presenti in un sabato indimenticabile e tanto atteso. Con lacrime che sgorgavano da occhi di ogni età: di chi in quello 'stadio' ha vissuto frammenti di esistenza e passione autentica. Di chi in quello stadio è cresciuto e si è formato come calciatore ma anche come uomo. Per chi in quel tempio del calcio ha scritto pagine leggendarie, solcando quel prato che per troppo tempo ha visto l'abbandono e l'oblio minacciosi quanto dilanianti. Di chi non poteva più sopportare di veder calpestati dignità e rispetto. E quando Domenico 'Mecu' Beccaria - presidente del Museo Grande Torino - ha ridato vita alla mitica 'Tromba', è stata emozione profonda e unica, ad unire passato, presente e futuro. Granata e non solo. Perchè ciò che era stato distrutto nel 1997, ha ripreso forma e dignità, restituendo l'orgoglio e una futura casa ad un Toro che ha riabbracciato idealmente tutti i suoi padri (presenti, viventi e non). Cerimonia a cui non mancava nessuno, in cielo e in terra: nell'abbraccio del destino, un popolo ha ritrovato le sue radici, ha riscoperto ricordi di padri che accompagnavano per mano chi sabato ha pianto di gioia. Onorando come meritano gli Invincibili di capitan Mazzola, uomini fatti a maestri come l'Avvocato Cozzolino, Sergio Vatta, Ussello, Rabitti e i tanti 'soldati del cuore' come i compianti Zambruni e don Aldo Rabino, che dal balcone di quella che è stata la loro casa ora hanno e avranno di nuovo un figlio da assistere. Con lacrime di storia. Come ai tempi del Fila…

Marco Marone

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  Scritto da Marco Marone il 20/10/2015
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