Caos in casa Lega Pro: Macalli tiene duro

La democrazia è due lupi ed un agnello che votano su cosa mangiare a colazione. La libertà un agnello bene armato che contesta il voto. Con queste due righe possiamo dare il senso di quanto sta accadendo in lega Pro. Da una parte la democrazia, parola spesso e volentieri abusata, e dall'altra la libertà. Mario Macalli dice di rappresentare ancora le società della terza serie Nazionale, dall'altra il duo Ghirelli-Gravina che numeri alla mano chiede a gran voce a Macalli di lasciare spazio ad una nuova e legittima governance. Perché, ci si chiede, c'è ancora in carica un presidente a cui é stato bocciato il bilancio? Facile rispondere. Perché siamo in Italia. Non è una risposta populista ma una realtà inconfutabile. In qualsiasi altro Paese, ad un Presidente o Amministratore delegato a cui non venga approvato il bilancio si dimette seduta stante. Qui no. Qui si pensa che ci sia in atto un golpe. Le società hanno deciso ma Macalli resta fermo nel suo ruolo, stai a vedere che la caduta della Lega Pro porterebbe sconvolgimenti anche in FIGC, e che il moto continuo di Lotito, che per la verità sta allontanando sempre di più le società da Macalli, serve per tenere appoggiata la stampella Terza Serie alla casa madre e che venendo a mancare Firenze Roma, più precisamente via Allegri, rischierebbe di crollare a terra.
Ma non è con queste modalità che storicamente sono cadute tutte le tirannie? Seconda domanda: Perché Tavecchio, attuale presidente della Federcalcio, non muove un dito? In realtà si dice che l'ex presidente della Lega Dilettanti abbia mandato di suo pugno tutti gli incartamenti alla Procura federale. Ma questo sarebbe un tradimento nei confronti di Macalli che lo ha sempre appoggiato. Ma la democrazia ha i suoi percorsi e i suoi lupi. Abbiamo letto anche che Macalli sarebbe potuto restare come presidente onorario ma quest'ipotesi è tramontata di fronte ad un resistenza per molti irragionevole, per altri pilotata. Anche quest'apertura di Gravina-Ghirelli alla presidenza onoraria denota una libertà di pensiero che onestamente non avrei immaginato visto che si sussurra che sia stato proprio Macalli a non volere Gravina al Club Italia, minacciando a Tavecchio sue dimissioni. Chapeau. Macalli è stato un grande presidente ma di fronte alla sfiducia avrebbe dovuto fate un passo indietro. Nella sconfitta si dovrebbe manifestare la gloria dell'uomo. Ma in questa storia parafrasando Hemingway nel Vecchio e il mare: La vela (la presidenza della Lega Pro) era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne. Il maelstrom che sta colpendo il brand della Lega avrà ripercussioni anche nel prossimo futuro. Infine, molti vedono in Andrea Abodi, presidente della Lega di B, colui che sta muovendo le fila per diventare nel prossimo futuro numero uno della FIGC, personalmente faccio fatica a vedere Francesco Ghirelli con i fili a mo di burattino. Questi sono discorsi da golpisti e noi crediamo, come abbiamo sempre dimostrato, nella libertà.
Massimiliano Giacomini
Scritto da redazione_piemonte il 13/01/2015

