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Vincere una partita con uno sgambetto

Storia a lieto fine per Osama e Zaid

 

«Abbiamo perso una partita con la Spagna, ma che bella sconfitta». Inizia così la lettera con cui Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio, parla della "gara" di solidarietà con la Spagna per Osama Abdul Mohsen, l'esule siriano diventato uno dei simboli dell'emergenza profughi. Abbiamo tutti visto la scena dello sgambetto che la reporter ungherese ha fatto a Osama mentre cercava di scappare - inseguito dalla polizia locale - con suo figlio Zaid tra le braccia. Tutti abbiamo provato la stessa rabbia. Tutti abbiamo condiviso una sensazione di malessere nella pancia quando li abbiamo visti cadere. E' la sensazione di vuoto della caduta e di caduta degli ideali. Ma guardare la foto qui sopra, l'abbraccio, i sorrisi, la serenità dopo la caduta, è qualcosa che va oltre le più rosee aspettative. Come in film. Ulivieri parla di sconfitta, ma una sconfitta dove in gioco c'è la solidarietà, resta comunque una vittoria. Per un difetto di comunicazione, forse, la notizia ha fatto meno scalpore del dovuto, ma bisogna rendere giustizia all'Aiac, che si era fin da subito mobilitata, rendendosi disponibile ad accogliere Osama e Zaid in Italia. Non è importante quanto il lieto fine della vicenda, comunque, perché dopo aver incontrato Cristiano Ronaldo a Madrid, Angel Galan, presidente della scuola allenatori Cenafe, ha accolto la famiglia, impegnandosi a trovare un lavoro da allenatore al padre e costruire un futuro da calciatore al figlio. Chiudo con Ulivieri, perché al suo augurio si aggiunge il nostro: «A Osama Abdul Mohsen, ai suoi cari, il piccolo Zaid in testa, l’augurio di una nuova vita finalmente umana».

Eugenio Giannetta

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  Scritto da redazione_piemonte il 11/10/2015
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