La Juve supera il Brescia, ko di misura per il Toro in casa del Milan
La Juventus si rimette in carreggiata e ritorna a guardare tutti dall'alto approfittando del successo laziale in rimonta sui nerazzurri, mentre il Torino incassa una sconfitta (la quinta di fila) "onorevole" e quasi annunciata sul campo del Milan, proseguendo nel suo declino all'apparenza inarrestabile che lo sta portando ad un passo dalla zona retrocessione.
Ancora luci (poche) e ombre (troppe) per il calcio sotto la Mole. Convalescenti nella semifinale di Coppa Italia, dove di fronte a un Diavolo pimpante non si sono scottati solo grazie alla freddezza di Ronaldo dal dischetto dopo l'intervento del VAR, uscendo con un risultato prezioso in vista del ritorno da una gara disputata per lunghi tratti sottotono, i bianconeri hanno sorbito col Brescia un nuovo brodino ricostituente, ritrovando alcune delle loro certezze. Evidente il divario tra le due squadre in campo (acuito dalle numerose assenze fra le "rondinelle" e dall'espulsione di Ayé), sfruttato dagli uomini di Sarri per andare alla ricerca del gioco.
Tra le note positive la sontuosa prestazione di Dybala, libero di svariare su tutto il fronte d'attacco inventando giocate e finalizzando la manovra, ben sorretto nell'inedito tridente offensivo dalla duttilità di Cuadrado (premiato con la rete del raddoppio) e dalla generosa sagacia tattica di Higuain, cui solo un salvataggio sulla linea e la bandierina alzata dell'assistente hanno negato la gioia della rete. Più fluide le trame di avvicinamento alla porta avversaria, con un prolungato possesso palla in cui venivano alternati fraseggi in verticale per linee centrali e sfruttamento in ampiezza del campo con qualche necessario cambio di fronte.
A far storcere il naso l'eccessiva imprecisione nell'ultimo passaggio, specie da parte dei centrocampisti, fra i quali il solo Bentancur risultava all'altezza fornendo una prestazione in crescendo, e le ormai risapute difficoltà nel concretizzare la mole di gioco prodotta, che legni colpiti e parate dell'esordiente Andrenacci (per sua sfortuna non emulo del collega del Sassuolo Turati) a parte, hanno ancora una volta tenuto troppo a lungo, pericolosamente, l'esito dell'incontro aperto.
Giornata tranquilla per il reparto arretrato, dove i laterali (più Alex Sandro che Danilo) hanno dato un buon apporto anche in impostazione, mentre Rugani, una volta prese le misure, ha annullato l'evanescente Balotelli con il supporto di un sempre concentrato Bonucci, che ha finito per lasciare la scena al prezioso rientro di Chiellini. Sospiro di sollievo per le condizioni di Pjanic: escluse lesioni muscolari, il regista bosniaco dovrebbe essere a disposizione per l'andata degli ottavi di Champions League contro il Lione.
Archiviata la pratica e tornata in vetta, la Juve avrà una settimana per prepararsi al meglio al "ciclo di fuoco" che rivelerà le reali possibilità dei bianconeri di centrare i loro obiettivi stagionali. Si inizia sabato con l'antipasto di campionato in casa della Spal, quindi i piatti forti della Champions League, del derby d'Italia con l'Inter e del ritorno della semifinale di Coppa Italia contro il Milan.
Proprio sul campo dei rossoneri è andata in scena nel posticipo di lunedì sera un'altra rappresentazione dello psicodramma granata. La squadra di Longo si è arresa con l'onore delle armi al termine di una partita soporifera, dai ritmi lenti e dalle poche emozioni, in cui ai padroni di casa è bastato un guizzo di Rebic a metà della prima frazione per aggiudicarsi l'intera posta.
Toro dai due volti, troppo timido nei primi quarantacinque minuti e più volitivo, ma incapace di pungere, dopo l'intervallo, sino al calo finale che ha agevolato il compito della squadra di Pioli, brava a ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. I granata, schierati di fatto con un 3-5-2, pativano a sorpresa sulle fasce laterali (specie a sinistra) la pressione milanista e proprio da una palla persa in transizione da Berenguer prendeva il via l'azione fatale concretizzata da Rebic. Scrollatisi di dosso l'attendismo iniziale, gli ospiti crescevano prima del riposo, ma quasi mai il centrocampo formato dal vertice basso Rincon supportato ai lati da Berenguer e Lukic riusciva a fornire palloni giocabili all'isolato Belotti e allo spaesato Edera.
Il volto migliore dei granata si vedeva nella prima mezz'ora della ripresa, in cui crescevano Ansaldi e De Silvestri sulle corsie esterne, Edera risultava più dinamico e i torinisti stazionavano con costanza nella metà campo dei rossoneri, dediti soprattutto ad amministrare il vantaggio sprecando per eccesso di sufficienza anche alcune ripartenze con cui avrebbero potuto chiudere la gara. Il dominio della squadra di Longo era però sterile e neanche con la trazione anteriore dopo l'ingresso di Zaza si registravano pericoli corsi da Donnarumma.
Nel finale la pressione si affievoliva e il sonnacchioso Milan tornava ad avanzare il baricentro conquistando senza problemi i tre punti del riscatto dopo l'incubo vissuto nel derby. Per il Toro l'amarezza di un'altra occasione sprecata e della sicurezza nei propri mezzi che va progressivamente scemando nonostante la buona volontà messa in campo dai giocatori. Reazione d'orgoglio e concretezza saranno le parole d'ordine a cui i granata dovranno ispirarsi sin dalla prossima partita col Parma per evitare che lo spettro della zona retrocessione si materializzi in maniera concreta (fotografia www.juventus.com)
Scritto da Luca Ceste il 17/02/2020













