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Edizione provinciale di Torino


Turno da dimenticare per la Juve e per il Toro che esonera Giampaolo

 

Quello appena andato in archivio è stato uno dei weekend più neri della storia recente del calcio sotto la Mole, che ha per una volta unito due squadre con problemi dai tratti comuni. Dapprima un Toro sconcertante, privo di nerbo e di identità, fornisce una delle prestazioni più impalpabili della stagione e non riesce a piegare uno Spezia ridotto in dieci per gran parte della gara (rischiando anche di perdere), costringendo la società a prendere atto della situazione optando per il cambio di guida tecnica nel tentativo di dare una sterzata all'ambiente prima che il declino diventi irrecuperabile. Poi una Juve inspiegabilmente abulica e senza pesonalità stecca per la prima volta dopo anni un confronto diretto e si consegna quasi fosse una vittima sacrificale all'Inter, in quella che rischia di venire ricordata come la partita della definitiva abdicazione della Vecchia Signora.

I problemi delle torinesi hanno radici lontane e partono dalle fondamenta. Le due squadre sono state costruite male: nel caso dei granata con calciatori di qualità mediocre e in gran parte inadatti al tipo di gioco predicato da Giampaolo, sul fronte bianconero con un mercato improntato ai "parametri zero" più che alle effettive necessità tattiche, che ha finito nel corso degli anni per impoverire il tasso tecnico specie del settore nevralgico, come è impietosamente emerso ben prima di domenica sera, mentre le alternative di rendimento negli altri reparti si sono assottigliate in maniera preoccupante.

Capitolo personalità. Qui Toro e Juve sembrano aver perso i loro tratti distintivi. Il furore agonistico dei granata, da sempre caratteristica che permetteva loro di far fronte ed emergere anche nelle situazioni più difficili, è ormai un lontano ricordo. Contro lo Spezia l'espulsione di Vignali ha per assurdo giovato ai liguri, che si sono ricompattati e grazie all'organizzazione di gioco hanno sopperito senza troppe difficoltà all'inferiorità numerica, sfiorando anche in contropiede il clamoroso vantaggio in più circostanze. Gli uomini di Giampaolo sono apparsi invece paralizzati, incapaci di produrre manovre efficaci, lenti, quasi svogliati (anche nei subentrati) e vittime di grossolani errori di misura. La tardiva reazione d'ogoglio negli ultimi dieci minuti, con la prima occasione degna di questo nome creata al 90' nell'azione che ha portato Ansaldi a colpire il palo, è l'emblema di una serata fallimentare. 

Imbarazzante la Juventus. Sul prato del "Meazza" si sono perse le tracce della squadra che per nove stagioni ha dominato gli avversari affrontando ogni impegno, specie qualli decisivi, con personalità e consapevolezza della propria forza e dei propri mezzi. Due fiammate, una iniziale con l'azione che ha portato al gol annullato a Ronaldo, e una all'87' con il tiro di Chiesa sventato da Handanovic, in mezzo il nulla. La superficialità, l'approccio alla gara sbagliato e i cali di concentrazione sono diventati una preoccupante costante dei bianconeri, che non possono cercare scusanti nelle assenze o nella giovane età di molti dei loro protagonisti. La squadra di Pirlo è stata surclassata dai nerazzurri in ogni reparto, incapace di prevedere, contenere e replicare alle mosse degli avversari, autori di una partita perfetta in cui hanno esaltato i dettami tecnico-tattici del gioco di Conte. Lo smarrimento e la frustrazione palesati dagli juventini nel non riuscire ad abbozzare un qualsivoglia straccio di azione sono stati l'immagine più impietosa del passaggio di testimone visto a San Siro.

Altro problema delle due torinesi è la quasi assenza di trascinatori in campo e nello spogliatoio. Nel Toro c'è il solo capitan Belotti, che troppo spesso predica nel deserto ed è costretto a caricarsi la squadra sulle spalle, mentre il resto dei compagni sembra vivere in una dimensione parallela. Nella Juve la vecchia guardia è ormai logora e i nuovi arrivati (indipendentemente dalla loro età) non hanno ancora acquisito (o forse non riusciranno mai ad acquisirla) la mentalità bianconera che porta a cercare il successo "fino alla fine" contro ogni rivale. Le due torinesi devono così affidarsi agli spunti dei singoli per rimediare ad una pochezza di gioco sempre più evidente nel tentativo di portare a casa le partite, con l'aggravante sul fronte juventino di un Cristiano Ronaldo risolutore (seppur tra gli alti e bassi di forma dovuti all'avanzare dell'età) e quasi mai leader.

Evidenti anche le pecche e i limiti degli allenatori. Giampaolo fino all'esonero è stato ingabbiato nella sua idea di calcio, imponendo un modulo che mal si adattava alle caratteristiche degli interpreti, con adattamenti tardivi nel tentativo di porre rimedio ad una situazione sempre più compromessa. Le dichiarazioni del dopo gara con lo Spezia, focalizzate su una presunta crescita della squadra e su un'incapacità della stessa di "fare la partita", testimoniano come il tecnico abruzzese avesse ormai perso il controllo dell'ambiente.

Pirlo sta invece pagando l'inesperienza ed il fatto di essersi trovato a guidare una squadra già confezionata, con le sole aggiunte di Chiesa e Morata a fine mercato estivo. Troppi però gli esperimenti tattici ed i cambi di ruoli visti finora, con un assetto base non ancora trovato e poca reattività nel leggere le partite, che ha per conseguenza cambi tardivi e difficilmente interpretabili, come quelli visti a Milano. Al pari del suo omologo granata, non è finora riuscito a trasmettere le motivazioni e il giusto modo di approcciare la gara ai suoi giocatori, quasi stupendosi che, a differenza di quanto riusciva splendidamente a lui, non colgano e riescano a trasferire immediatamente in campo le intuizioni ed i dettami tattici del loro mister. Sconcertante, come chiosa finale, la sua dichiarazione secondo cui la Juve domenica sera sarebbe scesa in campo preoccupata del gioco offensivo dell'Inter e non sia riuscita a farvi fronte.

Davide Nicola avrà ora l'ingrato ma affascinante compito di rimettere insieme i cocci granata e di tentare un'altra rincorsa alla salvezza, mentre Pirlo dovrà dare una rotta precisa e definita alla Juve, che altrimenti rischia di sprecare del tutto la stagione.

Fotografia: sito ufficiale Torino F.C.

 

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  Scritto da Luca Ceste il 18/01/2021
 

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